La tecnologia ed il Web, inteso come insieme di applicazioni e servizi a disposizione dell’utente, hanno profondamente cambiato la nostra quotidianità. Nel concreto, infatti, abitudini e comportamenti propri del nostro stile di vita sono mutati impercettibilmente ma costantemente; è da qui che occorre far partire un dibattito sulla necessità di invertire, o in qualche modo rallentare, questa presa di potere dell’hi-tech. Almeno per quanto riguarda l’interazione – o meglio le interferenze – con la vita umana, si potrebbe tentare di recuperare una dimensione umana per la nostra vita.
E’ stato proprio questo uno degli argomenti principali del Dreamforce 2017, evento organizzato da Salesforce (società statunitense di cloud computing con sede a San Francisco, California) che ha coinvolto oltre 170 mila partecipanti al Moscone Center a San Francisco. Il confronto sull’umanizzazione del web è quindi avvenuto, ironia della sorte, proprio nel cuore della Silicon Valley, origine di quelle stesse innovazioni web e tecnologiche di cui abbiamo parlato anche in questo articolo.

L’obiettivo è, quindi, quello di creare una sorta di galateo tech che ponga nuovamente l’uomo al centro andando a “contenere” la forza d’urto della recente rivoluzione digitale. E’ per questo motivo che tornare a parlare a quattrocchi con il vicino di scrivania invece di mandare mail, è, oltre che una necessità, anche un atto dovuto. Gli accorgimenti da seguire sono molteplici: limitare fortemente l’utilizzo dello smartphone tanto in ufficio quanto – e soprattutto – nelle occasioni di socialità, ma bisogna soprattutto andare a definire degli orari di inizio e fine della cosiddetta giornata elettronica, fasce orarie ben precise fuori dalle quali la comunicazione digitale deve essere fortemente limitata. Se possibile, addirittura assente.
E’ quindi un ritorno alle origini, un riscoprire le nostre radici di animali sociali e non (più) social, andando ad interpretare la tecnologia non come necessità che riempie la nostra vita, ma come strumento al servizio della persona. E’ quella stessa tecnologia, d’altronde, che deve permettere e agevolare anche una qualità della vita sempre più alta.


