Negli ultimi anni gli NPL – l’acronimo inglese per indicare i crediti deteriorati – sono diventati argomento di interesse ed attualità anche nei telegiornali, spesso in servizi legati agli scandali che hanno coinvolto alcune banche italiane. Quello che spesso non è chiaro, però, è che cosa essi siano e perciò partiamo prima di tutto dalla definizione di crediti deteriorati, cosi come riportato da Wikipedia Italia:
I crediti deteriorati (conosciuti anche come prestiti non performanti o, in inglese, Non Performing Loans) sono crediti delle banche (mutui, finanziamenti, prestiti) che i debitori non riescono più a ripagare regolarmente o del tutto. Si tratta in pratica di crediti delle banche (debiti per gli altri soggetti) per i quali la riscossione è incerta sia in termini di rispetto della scadenza sia per l’ammontare dell’esposizione di capitale. I Non Performing Loans nel linguaggio bancario sono chiamati anche crediti deteriorati o crediti inesigibili. […]

La situazione di tali crediti è quindi divenuta negli anni un problema strutturale del nostro sistema bancario nazionale e le sofferenze di molti gruppi bancari hanno portato alla luce la gravità della situazione e, al contempo, la necessità di trovare una soluzione (nel novembre 2015 i crediti in sofferenza ammontavano a circa 88,8 miliardi di euro). E’ in questo scenario che è tornato prepotentemente alla ribalta il mondo delle cessioni di credito, processo tramite il quale il sistema bancario vende il credito a società specializzate ad un valore inferiore rispetto a quello originario. In questo modo, le banche si liberano di tali sofferenze e permettono alle società che li hanno acquisiti di procedere al recupero del credito. Obiettivo? Ottenere delle plusvalenze rispetto al costo sostenuto.

E’ per questo motivo che nel 2016 nasce Atlante, un fondo di investimento alternativo formalmente privato. Successivamente nasce anche il fondo gemello Atlante 2, creato su sollecitazione del Governo dai maggiori gruppi bancari e dalla Cassa Depositi e Prestiti (ente a partecipazione pubblica), con l’obbiettivo da un lato di acquisire NPL dalle banche e dall’altro di partecipare direttamente ad aumenti di capitale che rimettano in sesto alcuni importanti soggetti bancari.
I prossimi saranno quindi anni di forte cambiamento per l’intero sistema bancario nazionale che deve tornare, nel minor tempo possibile, ad essere benzina per il motore industriale italiano. Modificando quell’immagine degli ultimi anni, sfortunatamente legata a scandali e problematiche.