La selezione del personale in azienda passerà anche dai chatbot. Attualmente, infatti, i dipendenti degli uffici HR riescono a leggere solo il 30% dei curriculum che ricevono.
I chatbot dedicati al recruitment possono essere la soluzione per non perdersi candidati interessanti? Secondo una ricerca dell’Associazione italiana direttori del personale (Aidp), forse sì, considerando che i recruiter visionano solo il 30% dei curriculum, trascurando, spesso per mancanza di tempo, le soft skills.

E’ in questo senso che l’utilizzo di un algoritmo nelle fasi di ricerca e selezione potrebbe risultare molto utile per ottimizzare e migliorare le fasi più noiose e ripetitive del processo.
E qualche esempio inizia ad esserci: il Randstad Innovation Fund (il fondo Randstad internazionale per sostenere l’innovazione nel settore delle risorse umane) ha recentemente finanziato la piattaforma di chatbot recruiting Wade & Wendy.
Considerando che la maggior parte dei chatbot si basa su intelligenza artificiale e sul sistema della programmazione neurolinguistica, saranno (sempre più) in grado di comprensione e di gestire alcune analisi dei sentimenti. E’ sull’analisi degli aspetti comportamentali del candidato che spesso si gioca il colloquio, come dimostra la diffusione sempre più ampia dei video come strumento di presemtazione del candidato.


